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Assistenza agroclimatica per lo sviluppo della viticoltura in Madagascar
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5. CONCLUSIONI ED INDICAZIONI PROPOSITIVE

Lo studio condotto ha consentito di realizzare una macrozonazione del territorio della provincia di Fianarantsoa, cioè di suddividere tale area in zone omogenee dal punto di vista climatico e pedologico. Questo risultato diventa preliminare a qualsiasi studio di programmazione del territorio, di scelta della coltivazione e delle tecniche di gestione agronomica. A questo proposito la caratterizzazione delle aree dell'Isola consentirà in futuro la programmazione di nuovi impianti di vigneti ma anche di altre specie vegetali sulla base delle specifiche esigenze ambientali, nonché della storia e delle tradizioni del Paese.

La scelta del vitigno, fattore che maggiormente influenza la qualità del prodotto finale, può essere affrontata sia facendo riferimento al mercato straniero, che individuando tra i vitigni attualmente coltivati, quelli più meritevoli dal punto di vista qualitativo, considerando in particolar modo le varietà tradizionali dotate di alta adattabilità ambientale. Inoltre, è necessario sottolineare che l'ottenimento di una produzione vinicola di qualità rappresenta il risultato oltre che di una corretta scelta varietale e della razionale conduzione agronomica del vigneto, delle tecniche adottate nella successiva fase di vinificazione ed invecchiamento. Il presente studio si limita ad esprimere alcune considerazioni e suggerimenti sulle più opportune scelte da adottare per l'ottenimento di una materia prima ottimale rispetto alle condizioni ambientali presenti.

Sulla base delle informazioni acquisite ed elaborate si evince come il territorio oggetto di studio, nel suo complesso, è caratterizzato da un lato da una disponibilità termica idonea all'impiego di un'ampia gamma di vitigni, come si rileva dall'analisi degli indici di Winkler e Huglin, che esprimono la potenzialità energetica del clima. Anche le potenzialità climatiche che influenzano la qualità, espresse dai valori delle escursioni termiche dei mesi che precedono la vendemmia risultano adeguate all'ottenimento di produzioni di buona qualità.

Per quanto riguarda le disponibilità termiche, in definitiva, si può affermare che sia lo sviluppo che la maturazione dei frutti non ne risultano condizionati negativamente. Potrebbero manifestarsi dei problemi legati alla mancanza di freddo invernale soprattutto nelle zone più calde. Per ovviare a tale problema la coltivazione della vite potrebbe innalzarsi di quota, dove possibile, oppure si dovrebbero utilizzare le tecniche di defogliazione manuale o chimica che possono consentire l'accumulo di amido nei tessuti di riserva.

Analizzando congiuntamente i consumi idrici e gli apporti di pioggia si evidenzia inoltre come questi ultimi mediamente siano sensibilmente superiori ai consumi, indicando perciò una condizione di surplus idrico e la non necessità dell'irrigazione, se si eccettuano condizioni particolari legate alla variabilità interannuale.
L'analisi delle precipitazioni mostra invece come l'abbondanza che caratterizza l'intero ciclo colturale ed in particolare i mesi in cui si verifica la maturazione, rappresenta un fattore critico per l'ottenimento di produzioni con buone caratteristiche qualitative.

Infatti, le condizioni di surplus idrico, soprattutto nelle fasi successive alla fioritura risultano pregiudizievoli all'ottenimento di buoni risultati qualitativi in quanto diluiscono la concentrazione del succo negli acini.
Inoltre, l'indice bioclimatico di Branas evidenzia un altro aspetto legato alle abbondanti precipitazioni: la potenzialità infettiva delle malattie funginee legate alle condizioni di elevata umidità, ed in particolare della Peronospora della vite. L'indice di Branas, come si evince dalla relativa figura, assume valori notevolmente superiori a quelli che normalmente si registrano per esempio nelle condizioni climatiche europee, a testimoniare l'alta virulenza del patogeno.

Le caratteristiche pedologiche del territorio oggetto di studio, paiono generalmente buone, anche se la carenza di elementi nutritivi richiede adeguati interventi di fertilizzazione; un discorso a parte meritano i suoli con pH particolarmente basso, piuttosto diffusi nell'areale di coltivazione, fattore che potrebbe rivelarsi limitante per il buon esito della coltivazione e comunque richiedere la scelta di vitigni o l'adozione di portinnesti tolleranti all'acidità o l'esecuzione di interventi correttivi (calcitazioni).

Esaminate le componenti ambientali singolarmente, la scelta dei vitigni più idonei dovrebbe scaturire da una sintesi delle informazioni nel loro insieme, in quanto l'analisi delle singole grandezze e degli indici derivati porterebbe a conclusioni di volta in volta differenti.
Nel complesso, dunque, tenendo conto delle disponibilità climatiche e delle caratteristiche pedologiche, nonché dei relativi fattori limitanti, si possono esprimere le seguenti considerazioni:

L'impiego dei vitigni europei (Vitis vinifera), dotati di ridotta resistenza alle infezioni crittogamiche è proponibile solo in circoscritte situazioni, ossia laddove è possibile un impiego costante ed elevato di prodotti fitosanitari. Tra i vitigni più plastici e che in diverse aree equatoriali del globo hanno fornito interessanti risultati figurano i vitigni internazionali quali il Cabernet Sauvignon, ed il Syrah, più plastici anche nella successiva gestione in cantina. Da rimarcare però che il costo degli interventi di difesa potrebbe ridurre notevolmente la redditività della coltura. In definitiva quindi l'impiego dei vitigni europei richiederebbe un'attenta ricerca delle nicchie di terroir, possibile attraverso uno studio di maggior dettaglio delle caratteristiche pedoclimatiche.

L'attuale coltivazione della vite in Madagascar è basata prevalentemente sull'uso di ibridi tra Vitis vinifera e Vitis labrusca. Questi ibridi si caratterizzano per l'elevata resistenza ai patogeni, con una conseguente riduzione dei costi per il portinnesto e per gli interventi di difesa dall'Oidio, Peronospora e Antracnosi, ma evidenziano dei limiti sulla qualità finale della produzione con un ridotto livello di zuccheri ed una gran quantità di pectine. La coltivazione della vite in Madagascar potrebbe pertanto continuare a basarsi sull'impiego di questi ibridi che tradizionalmente sono utilizzati nel Paese, nonché su nuovi vitigni ibridi, recentemente selezionati in Europa.

A tal proposito si ritiene opportuno riferire dello studio finanziato dalla Commissione Europea relativo alla selezione di nuove varietà interspecifiche adatte alla produzione di vini di qualità.
Tale studio, condotto da un gruppo di esperti provenienti da 3 paesi (Francia, Germania e Ungheria), ha posto in evidenza come benché la maggior parte delle varietà interspecifiche presenti alcuni seri inconvenienti e produca vini di scarsa qualità, alcune di esse risultino adatte a produrre vini di buona qualità, purché coltivate e piantate in zone adeguate, con pratiche colturali molto rigorose ed attente, e la vinificazione ed invecchiamento siano effettuati correttamente.
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