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Realizzazione di un Sistema Informativo Territoriale per lo studio delle aree sensibili alla desertificazione in Sardegna
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4.1 Intensità d'uso del suolo

Per quanto riguarda questo parametro, si fanno considerazioni differenti in relazione al tipo di uso del suolo delle aree oggetto di studio:

a) aree agricole
Si considerano parametri quali il tipo di coltura, la presenza o assenza di irrigazione, il livello di meccanizzazione, l'utilizzo di concimi, erbicidi e pesticidi, distinguendo in questo modo le aree ad agricoltura intensiva e le aree ad agricoltura estensiva, secondo quanto riassunto in tabella, relativa all'intensità d'uso per le aree agricole

Classe Intensità d'uso Tipo di coltura Classi CORINE Indice
1 Bassa oliveti 2.2.3 1.0
2 Moderata colture annuali associate a colture permanenti 2.4.1 1.5
3 Alta colture irrigue, frutteti, vigneti, sistemi colturali
e particellari complessi
2.1.2, 2.2.1,
2.2.2, 2.4.2
2.0

b) aree a pascolo
Il sovrapascolamento costituisce uno dei principali problemi per le aree naturali dell'ambiente mediterraneo per le conseguenze che esso può avere nei processi di desertificazione.
Il pascolo ha rappresentato per la Sardegna la destinazione d'uso prevalente per tutte quelle aree dove la morfologia, il clima, la copertura vegetale e il suolo le rendeva inadatte ad un uso agricolo intensivo (Madrau et al., 1999). Conseguentemente il sovrapascolamento, l'erosione, gli incendi e l'utilizzo di aree non adatte all'agropastorizia di tipo intensivo hanno portato alla desertificazione di oltre il 50% della superficie totale delle aree a pascolo in Sardegna, soprattutto sui substrati più difficilmente alterabili (quarziti, graniti, dolomie), i quali non permettono la ricostituzione, se non in tempi lunghissimi, dei suoli erosi in parte o totalmente (Aru et al., 1998).
Inoltre le maggiori disponibilità economiche, il crescere del livello tecnologico del settore agropastorale hanno accelerato la naturale diminuzione del numero degli addetti presenti nel settore, ma al contempo hanno permesso l'incremento del carico animale gravante sui pascoli e quindi di produttività complessiva degli stessi. L'incremento del carico animale nelle situazioni di marginalità al pascolo - cioè di quelle al limite della condizione d'arabile - è stata ed è la causa principale del degrado di queste aree. Inoltre, la specializzazione verso la produzione del latte dei piccoli ruminanti a far si che l'allevatore abbia costante necessità di foraggi freschi per gran parte dell'anno, particolarmente di erbe da pascolo, senza le quali non sarebbe possibile ottenere produzioni significative. È questa necessità che costringe l'allevatore a mantenere inerbito lo stesso pascolo e ad estenderne la superficie interessata attraverso le classiche pratiche dell'aratura e dell'incendio, che sono causa diretta dei gravi fenomeni di degrado.
Un eccessivo carico di bestiame porta non solo ad una drastica riduzione della vegetazione naturale, con tutti gli effetti negativi che ne derivano, ma anche all'elevato costipamento da calpestio, come ampiamente descritto anche per la Sardegna da Mulè et al. (2002).
Il calcolo dell'intensità d'uso per le aree a pascolo è stato effettuato attraverso il confronto tra l'indice di pascolamento attuale (Actual Stocking Rate, ASR) e l'indice di pascolamento sostenibile (Sustainable Stocking Rate, SSR). Nelle aree destinate a pascolo, se ASR<SSR, il carico di bestiame attuale può essere ampiamente sostenuto dalla vegetazione presente; nel caso contrario, quando ASR>SSR, si ha un eccessivo sfruttamento del pascolo e il possibile innesco dei processi di impoverimento e degrado del suolo, poiché la quantità di sostanza secca prodotta è inferiore a quella necessaria per il mantenimento del bestiame.
Il calcolo dell'indice di pascolamento attuale (ASR) è stato effettuato prendendo in considerazione i dati forniti dall'ISTAT relativi alla consistenza degli allevamenti, secondo quanto riportato nel V Censimento dell'agricoltura (ISTAT, 2001). Il numero di capi è relativo all'intera superficie comunale. Il primo passo è consistito nel calcolo delle Unità Capo Grosso (UCG), con la finalità di rendere equivalenti specie zootecniche con caratteristiche piuttosto differenti (bovini, ovini, caprini, ecc.). Secondo la definizione di Unità Capo Grosso, un bovino corrisponde a 10 ovini, a 10 caprini e ad 1 equino, per cui per il calcolo delle UCG per ciascun comune della Sardegna si è seguita la relazione:

n° UCG = n° bovini + n° ovini/10 + n° caprini/10 + n° equini

Il valore dell'indice di pascolamento attuale (ASR) è stato calcolato in termini di UCG per unità di superficie teoricamente pascolata dall'insieme dei bovini, ovini, caprini ed equini presenti nelle aree a pascolo di ciascun comune della regione, ottenendo così il rapporto UCG/ha. La superficie delle aree a pascolo è stata calcolata per ciascun comune prendendo in considerazione le seguenti classi della carta Corine Land Cover:

Classi CORINE Descrizione q/ha di sostanza secca
2.1.1 seminativi in aree non irrigue 70
2.3.1 prati 100
2.4.3 aree principalmente occupate dall'agricoltura,
con presenza di vegetazione naturale
30
2.4.4 aree agroforestali 10
3.2.1 praterie e pascoli naturali 40

Il calcolo dell'indice di pascolamento sostenibile (SSR) è volto a valutare il carico di bestiame, espresso in Unità Capo Grosso, che le aree destinate a pascolo dei diversi territori comunali sono in grado di sostenere. Per tale calcolo, a ciascuna delle classi CORINE contenute nella tabella precedente è stato associato un valore medio di sostanza secca prodotta per unità di superficie (S.S./ha), con notevoli differenze tra tipi di copertura del suolo altamente produttivi, come i prati, e tipi vegetazionali eterogenei (classe 2.4.3, "Aree principalmente occupate dall'agricoltura, con presenza di vegetazione naturale"), scarsamente produttivi. A causa della poca chiarezza delle definizioni delle classi CORINE, si è ritenuto opportuno effettuare un controllo cartografico delle aree relative a tali classi con la corrispondente classificazione della Carta di Uso del Suolo INEA-Casi 3 dell'Istituto Nazionale di Economia Agraria, limitando in questo modo gli eventuali errori. Inoltre, alcuni rilievi in campo hanno contribuito a confermare o a correggere l'assegnazione di una data area a un particolare uso del suolo (come ad esempio la classe 2.1.1, "Seminativi in aree non irrigue").
Una volta calcolata la produzione di sostanza secca per ciascun tipo di area destinata a pascolo, si è proceduto al calcolo della somma della sostanza secca prodotta (espressa in q/ha) nel complesso del territorio di ciascun comune che ricade all'interno del foglio in scala 1:100.000 oggetto di studio.
Infine, l'indice di pascolamento sostenibile è stato calcolato applicando la formula:

equazione

dove:
SSR = Indice di pascolamento sostenibile
SStot = Sostanza Secca totale prodotta per anno [q]
C.U. = Coefficiente di Utilizzazione, dato dal rapporto medio annuo tra la quantità di sostanza secca ingerita e quella disponibile [%]
peso medio UCG = peso medio dell'Unità Capo Grosso [kg]
L.I. = Livello di Ingestione medio giornaliero [%]
anno = durata del pascolamento [giorni]

Utilizzando i dati stimati riferiti alle Unità Capo Grosso, si ottiene:

equazione

dove:
SSR = Indice di pascolamento sostenibile [UCG/ha]
SStot = Sostanza Secca totale prodotta per anno per unità di superficie [q]
0.7 = Coefficiente di Utilizzazione medio per Unità Capo Grosso
500 kg = peso medio dell'Unità Capo Grosso
0.5 = livello medio di ingestione giornaliero per Unità Capo Grosso
360 = durata media annua del pascolamento [giorni]

L'indice di pascolamento così calcolato presenta delle approssimazioni dovute sia alla stima della consistenza degli allevamenti fornita dall'ISTAT, sia alla stima delle produzioni di sostanza secca delle diverse tipologie di vegetazione e, infine, dei parametri medi (peso corporeo, coefficiente di utilizzazione, livello di ingestione) riferiti all'Unità Capo Grosso. L'errore che deriva da tali approssimazioni è comunque limitato dall'individuazione del rischio di desertificazione utilizzato nella metodologia: vengono infatti considerate aree con una media intensità d'uso per pascolamento quelle che eguagliano o superano, fino a una volta e mezzo, il carico di bestiame sostenibile, mentre solo quelle che superano tale soglia (> 1.5 x SSR) sono considerate ad alta intensità d'uso. I range sono molto estesi, con ampi scarti tra una classe e quella successiva. Inoltre, i rilievi in campo e il parere degli esperti hanno confortato, in diverse aree della Sardegna, gli indici di intensità d'uso per pascolamento calcolati.

Classe Intensità d'uso Indice di pascolamento Indice
1 Bassa ASR < SSR 1.0
2 Moderata ASR=SSR  fino a  1.5 x SSR 1.5
3 Alta ASR > 1.5 x SSR 2.0

c) Aree naturali
Nella metodologia adottata, per naturali si intendono le aree occupate dalla vegetazione spontanea tipica del bacino del Mediterraneo. Macchia mediterranea, macchia mista a foresta sempreverde, boschi di latifoglie, conifere e boschi misti sono le formazioni vegetali maggiormente rappresentate. La metodologia originale tiene conto, per il calcolo dell'intensità d'uso, della produzione attuale (AY) e di quella sostenibile (SY) delle aree naturali gestite dall'uomo. Nel caso della Sardegna, si è tenuto conto del fatto che solo raramente vi sono fini produttivi all'interno delle aree naturali, ma che ci può essere stata una maggiore pressione antropica in determinate aree, come per esempio le aree incendiate e quelle caratterizzate dalla ricolonizzazione di aree non forestali.
Nella tabella seguente sono riportate le classi e i corrispondenti indici di intensità d'uso.

Classe Intensità d'uso Tipo di vegetazione Classi CORINE Indice
1 Bassa macchia mediterranea, foresta sempreverde e
decidua, conifere, aree con vegetazione rada
3.1.1, 3.1.2, 3.1.3,
3.2.3, 3.3.3, 4.2.3
1.0
2 Moderata aree incendiate, vegetazione boschiva e
arbustiva in mutazione
3.2.4, 3.3.4 1.2
3 Alta nessuna nessuna 2.0

d) Aree minerarie e aree ricreative
La metodologia originale considera anche l'intensità d'uso delle aree minerarie e di quelle ricreative. Per le prime, si dovrebbero valutare gli interventi effettivamente realizzati per il contenimento del degrado del suolo e dell'erosione (terrazzamenti, copertura vegetale appropriata, ecc.). A causa della scala utilizzata e della mancanza di informazioni precise sul ripristino e la salvaguardia di tali aree, si è preferito non considerare tali aspetti.
Per quanto riguarda le aree ricreative, il calcolo dell'intensità d'uso considera il rapporto tra il numero di visitatori per anno effettivo (A) e quello sostenibile (P) per una data area. Anche in questo caso, valgono le considerazioni fatte per le aree minerarie, poiché la scala utilizzata per lo studio non consente di individuare aree ricreative, così come intese dalla metodologia proposta da Kosmas.
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